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giovedì 9 maggio 2013

Pensioni, "Inac in piazza" per modificare le ingiustizie dell'attuale legge

Venerdì 10 maggio appuntamento a Montalcino in occasione del mercato settimanale. Più certezze per il futuro delle pensioni e modifiche alla “legge Fornero”. Lo chiede la Cia Siena, attraverso il suo patronato Inac, con una iniziativa in programma venerdì 10 maggio a Montalcino. Ci sarà anche un
prologo, in programma per domani, giovedì 9 maggio quando anche la Cia Siena-Inac prenderà parte al sit-in a Roma in Piazza Montecitorio, dove sarà lanciata l’iniziativa di petizione popolare per modificare la “legge Fornero”. Il clou in provincia di Siena si terrà, appunto, venerdì 10 maggio a Montalcino, in occasione del mercato settimanale (via Gramsci): nel gazebo predisposto dal patronato sarà possibile sottoscrive la petizione, lasciando così il proprio “segno” per una legge più equa. Sempre negli spazi allestiti dall’Inac-Cia Siena i cittadini riceveranno informazioni utili in materia previdenziale, pensionistica oltre che sui diritti sociali in genere.

«La manifestazione dell’Inac – sottolinea Roberto Bartolini, direttore Cia Siena - nasce dall’esigenza di dare voce al disagio di quei cittadini che vivono nell’incertezza e nell’ansia di non poter programmare la loro vita futura. In un Paese – spiega - dove nelle aree rurali si concentra il maggior numero delle pensioni minime, dove ogni cittadino “butta” oltre 190 ore all’anno per adempiere ad obblighi burocratici, dove la disoccupazione giovanile supera il 35 per cento e l’impoverimento generale è l’unica statistica che bisognerebbe far scendere e invece registra un segno più».

«In questo contesto, con i pensionati che fungono da “ammortizzatori sociali” per le famiglie - afferma Daniela Zamperini, direttore provinciale Inac -, c’è una legge sulle pensioni che sposta progressivamente in avanti la data del “fine lavoro” e ulteriormente l’aggancia alla statistica dell’aspettativa di vita. Morire, mediamente, ad un’età più avanzata rispetto al passato, non significa che a 70 anni si è “abili e arruolati” al lavoro. Infatti - prosegue Daniela Zamperini - se è vero che molti paesi europei (come ad esempio la Germania) hanno innalzato l’età pensionabile legandola all’aspettativa di vita, è altrettanto vero che gli stessi Paesi stanno rimettendo in discussione questo teorema. Infatti, alcuni studi accreditati stanno dimostrando che, superati i sessant’anni, le persone sono maggiormente soggette a diverse patologie e quindi bisognosi delle relative cure. Risultato: poco presenti sul lavoro e spese sanitarie dello Stato che superano quelle previste per le pensioni. Per questi motivi, la Cia e il suo Patronato Inac ritengono che, dopo l’ultima riforma delle pensioni, che ha elevato in modo consistente l’età pensionabile, questa norma non abbia più ragione di esistere e auspicano che i cittadini aderiscano numerosi alla petizione popolare per eliminare questo meccanismo».

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