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venerdì 1 gennaio 2010

Montalcino


Montalcino, dall'alto dei suoi 567 metri, domina tutta la campagna circostante, arroccato su un colle sul quale campeggia la possente Fortezza trecentesca. Nel dedalo dei vicoli, tra botteghe artigiane, piccoli caffè e rivendite di prodotti alimentari tipici (oltre al vino famosi sono il miele e i biscotti locali, detti "ossi di morto"), da vedere sono il bel Palazzo Comunale, il Palazzo Vescovile che ospita i musei di Montalcino (il diocesano, il civico e l'archeologico, con opere di importanti autori senesi del XIII-XVI secolo, tra i quali Bartalo di Fredi, il Sodoma, Bartolomeo Neroni), l'antico Crocefisso di Sant'Antimo, risalente alla metà del 1100 e le chiese di Sant'Agostino, Sant'Egidio e San Francesco tutte costruite tra il XIII e il XIV secolo, oltre al santuario della Madonna del Soccorso.
Poco fuori città, presso Castelnuovo dell'Abate, nella valle dello Starcia, troviamo l'abbazia romanica di Sant'Antimo, intimo e impressionante tempio avvolto in un'atmosfera quasi fatata, fondato da Carlo Magno nel 781. Numerosi infine i castelli del territorio di Montalcino: tra tutti merita una menzione quello di Poggio alle Mura, di origine longobarda.
Montalcino vive indubbiamente di molte anime. Simbolo della senesità fin da quando, nel 1555, offrì al governo repubblicano l'ultimo rifugio contro gli imperiali di Carlo V, rappresenta, di contro, anche l'estrema propaggine del suolo senese prima dei boschi maremmani e le erte amiatine e non si può tacere dell'anima enoica di Montalcino, patria di quel Brunello che è stato definito il migliore e più celebre vino italiano.

Sant'Antimo, sorge nella solitaria Valle Starcia; è uno dei monumenti più belli di stile romanico, probabilmente cistercense, con evidenti richiami ai modelli lombardi. Secondo una antica leggenda l'Abbazia è sorta per volontà dell'imperatore Carlo Magno nel 781. Si racconta che l'Imperatore ed il suo seguito di ritorno da Roma, nel transitare lungo la via Francigena, corse il rischio di essere colpito come molti dei suoi soldati dall'epidemia di peste che imperversava nelle zone situate alle pendici del monte Amiata; l'Imperatore, in prossimità del fiume Starcia, fece un voto chiedendo grazia per se stesso e per la sua gente a che il potente flagello cessasse; per la grazia ricevuta fonda l'Abbazia di Sant'Antimo.
L'attuale chiesa ha sostituito, nel 1118, la basilica preromanica come attestano le iscrizioni incise nei gradini dell'altare maggiore, le quali recano anche il none del donatore, Bernardo degli Ardengheschi, e in una colonna del deambulatorio (corridoio che gira intorno all'abside). La costruzione della chiesa e del convento richiese un impegno costruttivo al di sopra delle possibilità economiche dei monaci benedettini e questo non consentì di ultimare nè la facciata, nè parte dei locali di servizio dei frati. Il periodo di decadenza, che seguì, portò alla sostituzione dei Benedettini con i Guglielmiti nel 1291. Nel 1462 l'Abbazia fu soppressa da Pa-pa Piccolomini (Pio II) e incorporata alla diocesi di Montalcino. Successivamente, in una parte del matroneo (galleria riservata alle donne, disposta sulle navati laterali, che si affaccia sulla navata centrale) venne costruito l'appartamento del Vescovo.

Brunello di Montalcino Docg: Cos’è il Brunello? È il più famoso vino rosso italiano. È Toscano. È fatto di solo Sangiovese coltivato a Montalcino, dove questa uva trova il suo clima ideale. È affinato per quattro anni in botte di rovere e in bottiglia. È adatto ad un lungo invecchiamento.
Per oltre due secoli questi sono stati i caratteri essenziali che formano la natura stessa di questo vino, e non sono mai stati cambiati anche se per migliorare la qualità si è usato ogni innovazione disponibile, ogni possibilità offerta dalla tecnica più moderna e la creatività a volte geniale dei produttori. Migliorandosi senza cambiare il Brunello di Montalcino ha compiuto un’impresa straordinaria; si è imposto al mercato rimanendo sé stesso.
Anche se i confini della sua storia non sono ben delineati se ne hanno notizie certe a partire dalla prima metà del 1800 quando in casa Angelini, Costanti, Santi e Padelletti se ne produceva in piccolissime quantità, probabilmente per deliziare pochi intimi amici, o per farsene vanto in fiere e concorsi enologici. Ad oggi la popolarità di cui gode è tutt’altro che effimera, come dimostra l’incredibile numero di vendemmie che hanno avuto grande successo a partire dal Brunello Biondi Santi del 1955, eletto da "Wine Spectator" – tra le riviste vinicole più autorevoli – come uno dei dodici migliori vini del XX secolo, e proseguendo con le straordinarie vendemmie 1925, 1932, 1964, 1975, 1985, 1990 e 1997 di molti produttori che stanno a pieno diritto tra le leggende dell’enologia mondiale.
Prima del Brunello di Montalcino solo pochissimi grandi vini francesi erano riusciti a imporre stabilmente il loro gusto al mercato, senza cambiare per adattarsi ad esso, e forse è proprio questo il migliore e più tangibile indice di quanto unica sia la sua qualità.


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