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giovedì 27 agosto 2015

La pineta di Osticcio: oggi deserta ma un tempo...

Ancor oggi non ha perso il suo fascino, ma non è più frequentata quasi da nessuno: stiamo parlando della Pineta di Osticcio, un deserto dei tartari tra pini secolari, scogli e una veduta da togliere il fiato.
MONTALCINO - VAL D'ORCIA: Tra quelli di una certa età chi non ricorda le colazioni, le merende, i pranzi, le scalate lungo gli scogli (da piccoli avevano più fascino delle falieses), le corse affannate tra i pini e tanta aria balsamica, per non parlare dei tanti amori – o meglio amoretti – nati all’ombra delle folte chiome.
Ed ecco che c’è ancora chi non solo se ne ricorda – e bene – ma ne vuol parlare, un po’ per nostalgia, un po’  per la dolcezza del ricordo. Si tratta di Giovannino di Margherita del Gianni, che così esordisce sull’ultimo numero del periodico della parrocchia ilcinese Lettera alle Famiglie proprio mentre il ricordo della salita lungo la piaggia dell’Osticcio per andare in pineta, accompagnati da Don Rino e Suor Silvana, da sfocato si fa sempre più nitido e lucido:

“Una strada polverosa di una polvere così fine che sembrava cipria che ricopriva anche le siepi di more che bordavano la strada, more polverose e buone, bastava una sdrusciatina nel grembio e via in bocca. Ognuno portava la colazione e una fiaschetta d’acqua e tutta la mattina si restava in pineta a giocare, i più piccini con la suora e i più grandicelli con Don Rino”. Si parla di una età che varia dei sei ai nove-dieci anni, poi dopo non ci voleva più il custode, anche perché i preti giovani venivano mandati nelle parrocchie e le suore andavano in colonia, alle Prata prima e alla Velona dopo. “Tutta Montalcino saliva la mattina in pineta, tutti attrezzati per passare la mattinata sotto i pini e qualche volta anche tutto il giorno e allora bisognava portare non solo la colazione, ma anche il mangiare per mezzogiorno, ma si usava di più farci cena. Il Comune – ricorda Giovannino – aveva fatto dei tavolini e delle panchine in cemento, dove le persone potevano sedere e consumare il loro mangiare comodamente seduti: le cose che uno  usava portare e che andavano per la maggiore – affettati a parte – erano le frittate di tutte le specie, insalata di riso, panzanella, pomodori ripieni sia di riso che di tonno (i più abbienti anche insalata di pollo), fettine impanate e fritte messe dentro un panino, insalate di pomodori e cetrioli, cacio con le pere e l’immancabile cocomero, forse qualche crostata”. Attenti però perché non mancavano le persone che mai avrebbero rinunciato alla cena tradizionale e che erano capaci di portare tortellini in brodo o una  bella zuppiera di maccheroni al sugo e zucchini ripieni, tanto in voga durante l’estate. “La pineta era divisa in due settori, nella parte più alta c’era il campo solare organizzato dal Comune per tutti i bimbi di Montalcino e delle frazioni recintato da una rete, l’altra parte era libera. Allora nella parte libera si giocava a palla prigioniera, più in là con il volano, ancora più in là a tamburello, a mosca cieca, ai quattro cantoni; le persone più anziane – continua Giovannino  con il sorriso dell’anima – giocavano a carte che erano sempre presenti, qualcuno portava un giradischi (tutti al mare a mostrar le chiappe chiare…ricordate?) e allora quelli più grandi ballavano e così sono nati i primi amori; quelli sui sedici-diciotto anni cominciavano a fare il filo alle citte, sotto lo sguardo attento delle mamme o chi per loro, o del nonno; si andava a prendere l’acqua alla Buca e, se si trovava una albero di frutta, specialmente un susino, era nostro. Quanta nostalgia!”.

Ora questa pineta non è più valorizzata e pochissima gente ci porta i bambini al fresco, tanti se ne dolgono – e qui la parola contraddizione non poteva essere usata più a proposito – proprio oggi che tutti sono motorizzati fino  all’eccesso; non si portano più i ragazzi in pineta perché – così conclude Giovannino – è più facile portarli a Sant’Antonio: manca il tempo o è venuta meno la fantasia? Chissà, il tempo ce lo dirà, ma forse allora sarà troppo tardi: i ragazzi saranno ormai adulti e si saranno persi una esperienza fantastica. Allora…addio pineta!

(di Roberto   Cappelli)

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