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lunedì 14 settembre 2015

''Genti e terre dei vini Brunello e Orcia'': l'immagine più significativa del concorso è di Francesco Caso

Ritrae la Cappella di Santa Maria a Vitaleta in bianco e nero, effetto particolarmente suggestivo.
E' l'esempio di come un’immagine cartolina, vista e rivista, può rinnovarsi e prendere significati attuali, la prova tangibile di come la mano dell'uomo dietro a una macchina fotografica possa trasformare
un'icona del paesaggio toscano, armonioso ed immutabile, nel simbolo di una modernità in cui anche la bella eredità che ci ha lasciato il passato diventa precaria. Ma prima di tutto, è il ritratto di un paesaggio immobile che assume le sembianze di un attimo eterno e diventa opera d'arte: è la Cappella di Santa Maria a Vitaleta, vista con gli occhi e l'obiettivo di Francesco Caso, l'autore della foto che il pubblico di internet ha scelto - votandolo sul sito del Premio - come la più rappresentativa di questa edizione 2015 del Premio Fotografico “Genti e terre dei vini Brunello e Orcia”. L'autore è riuscito a trasmettere con il suo scatto un'atmosfera carica di attesa, con la bellezza creata dall'uomo e quella della natura che si confondono in un unicuum che è un misto tra senso dell'inquietudine dato dalle nubi incombenti e di tranquillità data dal paesaggio che la avvolge. Una metafora della vita moderna, un contrasto tra il bello che la storia ci ha lasciato e la vita ai giorni nostri, fatta di aspettative, complessità, senso dell'ignoto.

Lo scatto di Francesco Caso, è stato quindi il più votato dal pubblico di internet tra i cinque finalisti precedentemente decretati dalla giuria del Premio Casato Prime Donne composta dalla Presidente Francesca Colombini Cinelli, Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione. L'immagine da lui scattata è tutt'altro che banale, pur partendo da un "classico" deja vu già molto, troppo usato. A darle il tocco che la rende unica è un suggestivo effetto in bianco e nero su un cielo quasi notturno, dove le nuvole corrono sospinte dal vento attorno alla Cappella, costruita in travertino sulle brulle colline che circondano San Quirico d’Orcia alla fine del Cinquecento e oggi mirabile nelle forme datele dall’architetto classicista Giuseppe Pardini nel 1884. Il soggetto è quasi un’icona della campagna toscana, resa celebre da migliaia di scatti di grandi reporter e semplici turisti. Un luogo, sempre utilizzato a simbolo di un’armonia immutabile e rassicurante, diventa intenso, pieno di mistero e tensione come se la piccola chiesa e i cipressi che la circondano avessero bisogno di protezione. Un’interpretazione stilistica nuova che suggerisce di non considerare scontata la bellezza di questo magico territorio ma di conquistarla e difenderla ogni giorno.

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