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lunedì 21 ottobre 2013

L'ospitalita' a Torrenieri nei tempi passati

di Alberto Cappelli        
(VAL D'ORCIA - terra d'eccellenza, n°11)
Torrenieri - collocata sull'incrocio fra la via Clodia, divenuta in seguito via Francigena e poi Strada Regia Postale Romana, e la vecchia via Cornelia (costruita su di un sentiero etrusco che collegava Arezzo con Roselle e Populonia) - ha avuto nel
tempo passato delle buone strutture ricettive e di servizo, che hanno rappresentato un punto di approdo per le persone in transito.
Nel tempo sono sorti hospitalis, hospitium, locande, osterie ed ha avuto – non si sa da quanto tempo - una delle più importanti ed antiche Stazioni di Posta per il cambio dei cavalli (con annessa un'osteria), in seguito utilizzata anche per lo scambio della corrispondenza.         
Un  hospitale era presente in “piano Galluzzo”, poco prima di varcare il Poggio che separa la vallata del Serlate da quella dell'Asso, noto anche come hospitale vecchio (attivo fino alla fine del 1700), per distinguerlo da quello  “nuovo” (con annessa osteria) costruito dalla comunità all'interno del Castello in previsione del primo Giubileo della storia indetto dalla Chiesa Cattolica per il 1300, che fù indicato come hospitale de Torranerio e dedicato a Sant'Antonio Abate, chiuso con motu proprio ganducale fra il 1750 e il 1760, per includere i suoi beni in quelli dell'Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena.
Poco fuori del Castello, in direzione Roma, vi era un'altra struttura  ricettiva, questa privata, nota come hospitium di Triboli, di proprietà di Ghino Del Taglio.
Non mancavano le scuderie anche a supporto delle necessità della stazione di posta, oltre che per noleggiare i cavalli e le carrozze con vetturino (sempre sotto la vigilanza e la responsabilità del postiere) oltre che i servizi connessi.
Tutti questo attraeva i viandanti in transito sulla via Francigena e che, oltre ai pellegrini che si recavano a Roma, erano cositutuiti dalle categorie dei mercanti, dei politici, ecclesiastici, letterati, pittori, ecc., alcuni dei quali hanno lasciato testimonianze scritte delle loro soste a Torrenieri.
Siena teneva in debito conto questo Castello in quanto ubicato sulla Francigena e quando le
truppe di Uguccione della Faggiola – 1000 cavalieri e 2000 fanti – provenienti da Montecatini e dirette ad Arezzo, vistosi impedire il passaggio lo espugnarono e lo misero a ferro e fuoco (2 febbraio 1315), non esitò nel 1316 ad esaudire le richieste dei pochi superstiti, esentandoli dalle tasse.
In seguito contribuì a ricostruire le mura e, pur con molte titubanze e variazioni di progetto, finalmente nel 1408 mise mano alla edificazione di una fortezza fuori delle mura, portata a termine sul finire del secolo.
A metà del 1500  Torrenieri si riprese economicamente, grazie sopratutto all'attività delle locande, osterie, ospedali e ospizi.
Con l'avvento del dominio mediceo, il Governatore di Siena, Federigo Barbolani da Montauto continuò a servirsi delle attività di ospitalità e dei servizi di questo borgo, in particolare in previsione  del passaggio di grandi personaggi ecclesiastici o politici.
Così, ad esempio, nel 1577, per il passaggio dal territorio senese di un certo Monsignore, Reverendisimo e Illustrissimo d'Austria, il maggiodomo granducale Rocco Galletti, predispone un rigido e costoso shema programmatico per il Governatore di Siena che doveva ospitare nella sua dimora il Monsignore ed il suo seguito (20 persone che non lo dovevano lasciare mai, oltre ad altri circa 380 accompagnatori e 300 tra cavalli e muli).
Essendo la tappa successiva prevista a Torrenieri, allerta le osterie presenti e per il gruppo del Monsignore chiede che siano disponibili 300 pani, vini bianchi, 13 capretti, una vitella da latte, due fagiani, due polli “anche d'India”, 22 capponi e galline, 24 pollastri, 60 piccioni e qualora le osterie non fossero sufficienti ad ospitare tutto il seguito, vi doveva provvedere San Quirico1.           
Altri personaggi da ricordare, oltre all'Arcivescovo Sigerico di Canterbury primo personaggio di rilievo a sostarvi nel 992, sono:

  • Eleonora del Portogallo che vi si fermò nella notte fra il 1° e il 2 marzo 1452, con il suo seguito composto da 130 carrozze e accompagnata da 40 damigelle, dai dignitari di corte, dalla scorta armata e dai rappresentanti delle principali città e stati europei;
  • Gabriel de la Cueval, Duca d'Alburchech (o Alburquerque), generale spagnolo, che vi sostò il 5 aprile 1563 con i suoi carriaggi composti “da 30 muli, 40 cavalli et assai servitori a piedi” (dal messaggio inviato da Jacopo Zogulin a Riccio Pier Francesco), nel viaggio verso Milano, della cui città sarà Governatore dal 1564 al 1571;
  • Monaldo Monaldeschi della Cervara (Orvietano),  “Signore di Trevinano e Canonico di San Pietro a Roma”, che  nei Commentari del 1584 descrive la viabilità principale del territorio negli itinerari percorsi durante i tanti viaggi che lo portarono in giro per la Penisola. Recandosi a Siena, scrive: “.....fenij da Castel di Torre Alfina e lasciando Acquapendente arrivai al ponte sul fiume Paglia..........di li il primo giorno passando per la Scala e S. Chirico, arrivai a Torranieri. Il secondo giorno passando per Buonconvento arrivai alla città di Siena”;
  • John Evelyn (1620.1706) scrittore e politico inglese, giunse a Torniero, un villaggio che si trova in una dolce vallata in vista di Montalcino, celebre per il suo moscadello;
  • il Dott. Gio. Francesco  Gemelli, che nel “Giro del Mondo” - Parte VI - racconta di aver dormito il 24 di un non precisato mese del 1699 nell'osteria della posta a Torrinieri;
  • Vittorio Alfieri, vi sosta il 3 febbraio 1781 nel viaggio verso Roma, e avverte la mamma che nel tratto Siena-Torrenieri ha scritto il sonetto “Già un dolce fiato in su le placid'ali”;
  • Marie-Henri Beyle, noto come Stendhal, dormì a Torrenieri il 3 febbraio 1817;
  • il pittore Joseph Mallord William Turnery, pittore inglese, durante il suo secondo viaggio a roma, nel 1828 dipinse – per la prima volta in un paese straniero, alcuni panorami durante il percorso. Sostò a Torrenieri e qui realizzò un disegno a matita nel quale è rappreentato Torrenieri, San Quirico d'Orcia e forse anche Montalcino. Il disegno è presso la Tate Gallery di Londra;
  • il viaggiatore francese Basile Joseph Ducos; ospite nel 1819 di una casa locanda a Torrenieri, la loda “per l'ospitalità, l'aspetto lindo, la calda accoglienza, il buon cibo, la condotta degli ospiti niente affatto mercenaria”;
  •  il poeta romano Gioacchino Belli, che vi pernotta nel febbraio del 1824.
  • Anni prima, il 2 febbraio del 1621, sosta alla Posta di Torrenieri, diretto a Roma, anche Alessandro Tassoni - letterato noto per il poema “La Secchia rapita” - all'epoca al servizio del principe Filiberto di Savoia. Il Tassoni, appresa la notizia della morte del Papa Paolo V° avvenuta il 30 (o il 31) gennaio 1621, parte sui cavalli da posta per Genova portando con se il Verdelli e un altro servitore, con la speranza di arrivare a Roma prima della elezione del nuovo Pontefice. Nelle “Filippiche contro gli Spagnolli”, riferisce che:

    essendo stato tutto quel verno un tranquillo sereno, quella mattina si levò un levante rabbioso e fece cadere tanta neve, che un ebbe ad affogar per la strada. Giunto a Genova era il mare tutto sconvolto e in orribil tempesta; onde mi convenne seguitare avanti per terra, traversando quell' alpi, che chi le ha attraversate per tempo buono, può immaginarsi quali fossero allora, con neve e ghiaccio e con un vento da spiccare le pietre. Quando noi fummo a Torrenieri scontrammo un gentiluomo dell'ambasciatore di Francia a Roma (che era il marchese de Couve) che andava per la posta a dar nuova a Parigi che il Cardinale Lodovisio Arcivescovo di Bologna, era stato creato Papa (col nome di Gregorio XV°, n.d.r.) essendo in due giorni finito il Conclave: onde mi cadde il cuore, perché questo, sebbene era amico degli amici, non era alcuno di quelli che io aspettavo. Nondimeno io seguitai il cammino e giunsi a Roma due giorni prima che vi giungesse il Principe Cardinale, che per non passare da Firenze, aveva allungato per molte miglia la strada. All'arrivo suo a Roma il nuovo Papa Gregorio XV° il fece ricevere in palazzo, perciocché prima era stato in Piemonte con il titolo di Nunzio e aveva contratta famigliarità con que Principi.
Il Marchese de Couve, sembra fosse stato più ospite  della Posta di Torrenieri nei suoi frequenti viaggi a Parigi, ma pare lo fosse anche il Tassoni costretto a viaggiare con frequenza su quella “rotta”, per cui per loro era un luogo quasi abituale di incontro.
           
Diverso era la situazione quando  a Torrenieri (e nelle altre località poste sulla Regia Postale Romana) sostavano gli eserciti di passaggio o di occupazione, i cui soldati, come accadeva spesso, si “dimenticavano” di pagare i conti e danneggiavano i beni.
Cosa che accadde anche fra gli anni 1814 e 1815 durante l'occupazione delle truppe napoletane di Giovacchino Murat: sembra, comunque, che le rimostranze del postiere di Torrenieri, anche a nome dei diversi locandieri, venissero accolte e, seppur con un certo ritardo, risarcite con grande soddisdfazione dei danneggiati.

Nota:
1. Fabio Bertni - “Feudalità e Servizio del Principe nella Toscana del '500 – FEDERIGO BARBOLANI DA MONTAUTO,  Governatore di Siena” (notaa Pag. 312) – Ed. Cantagalli, Siena.

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