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lunedì 1 ottobre 2012

L’Iperico

di Francesco Matteucci          
(VAL D'ORCIA - terra d'eccellenza, n°7)
Fu il Signore a far crescere le piante medicinali dalla terra, e l’uomo saggio non le disprezza
(Ecclesiaste 38,  4)
Nemmeno a farlo apposta, ma mentre mi scervellavo nella ricerca del libro di Augusto De Bellis, “Erbe di Val d’Orcia”, la prof. Giachetti, Presidente della Società Italiana di Fitoterapia, me lo ha regalato
dopo averlo fortunatamente pizzicato tra mille libri e riviste che andavano scelte per uno sgombero universitario. Conoscevo alcuni passaggi dettati da Mirco, ma ora che lo possiedo me lo sono letteralmente divorato, comprendendo appieno quale saggia e dotta elencazione l’Autore faccia di erbe e piante con proprietà curative per gli abitanti dei nostri posti. Non manca certo l’attenta elencazione dei siti dove trovarle e raccoglierle ed insieme, già prima del 1988, la denuncia della rarefazione di alcune di queste in un botanico naturale come quello di Val d’Orcia per colpa di un’accaparrante agricoltura intensiva che per le piante spontanee ed apparentemente infestanti è micidiale. Fra le specie meglio descritte mi ha subito incuriosito, conoscendone le sue infinite proprietà, il “pilatro o scacciadiavoli” chiamata anche erba di San Giovanni perché la sua vitale fioritura avviene intorno al 24 giugno, ricorrenza del Santo. E’ Hypericum perforatum L., famiglia delle Ipericaceae, pianta erbacea perenne le cui foglie, se osservate controluce, portano piccole vescicole di olio trasparente che conferiscono un aspetto particolare come con piccole perforazioni (perforatum). I fiori sono gialli apicali contenenti una delle basilari sostanze rossastre che è l’ipericina. Il De Bellis descrive con brevi cenni di uso, che i fiori curano scottature, ferite ed abrasioni in preparazioni al limite della superstizione; …. “insieme all’olio ed alcuni scorpioni vivi ed esposti per un’estate intera al sole”…. L’olio di scorpioni e iperico è descritto già dal Mattioli nella seconda metà del 1500: il senese parla di questo “infuso” con presenza di più di trecento scorpioni, perché sembra che il veleno degli stessi, così sciolto, contribuisse a guarire scottature e ferite.
Una leggenda popolare vuole alcuni rametti di iperico appesi sopra l’effige di un Santo casalingo, così da tenere lontani fantasmi ed altre manifestazioni diaboliche, da cui il nome di “scacciadiavoli”. Una probabile spiegazione a questo appellativo deriva dal fatto che in maniera empirica già nel medioevo si era iniziato a notare l’effetto ansiolitico e antidepressivo dell’iperico.
L’iperico, in effetti, è una delle piante medicinali che di più hanno contribuito a riscoprire e portare in auge la moderna fitoterapia e la sua efficacia come antidepressivo minore, paragonabile a quella della fluoxetina, è consolidata e conosciuta in tutto il mondo: in paesi come la Germania, l’estratto secco di iperico è farmaco e ne ricorrono oltre venti milioni di persone all’anno. A livello cutaneo, per le sue proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti, sono ancora le tradizionali formulazioni ad essere le migliori. L’iperico possiede anche ottime proprietà antivirali e di recente si sta indagando il suo possibile utilizzo contro il virus dell’HIV e nelle infezioni da Herpes simplex e nella comune influenza. Studi condotti e pubblicati sulla rivista internazionale FEBS Letters (2008) dimostrano, in vitro, che l’ipericina, tramite interazioni intermolecolari, inibisce la formazione dei peptidi beta-amiloidi, responsabili dell’insorgere del morbo di Alzheimer.
I principi attivi dell’iperico sono: iperforina, principale responsabile dell’attività antidepressiva; ipericina, olio essenziale contenente terpeni, tannini, flavonoidi come rutina, quercitina e biflavoni, e resina. Le formulazioni galeniche che prevedono questa specie vanno dall’infuso, all’oleolito, dalla tisana alla tintura madre passando per la macerazione glicerica e prescrizioni in capsule di estratto secco titolato. L’iperico oralmente deve essere assunto con attenzione perché interferisce con il metabolismo di molti altri farmaci inibendone l’attività. Di contro invece potenzia, diventando dannosi, gli effetti farmacologici degli antidepressivi di sintesi aumentandone il potere seronotoninergico (agitazione, confusione mentale, sbalzi della pressione arteriosa, tachicardia, brividi, tremori, rigidità, diarrea). Le formulazioni orali sono sconsigliate in età pediatrica e adolescenziale; da evitare in gravidanza  in quanto stimola le contrazioni uterine.
Merita una nota l’olio “rosso” di iperico, ottenuto in macerazione al sole dalla sommità della pianta fiorita insieme ad olio di oliva finchè i suoi opercoli fiorali non hanno liberato la sostanza ipericina rossastra; questo preparato ha attività antiinfiammatoria, cicatrizzante contro bruciature, ulcerazioni e piaghe, protettore dei raggi solari, astringente per pelli arrossate e delicate, tonificante per pelli secche e screpolate; ottimo come doposole, antisettico per foruncoli, previene l’infezione da ferite, ha lieve azione anestetica locale, favorisce la rigenerazione dell’epidermide così da poter essere usato sempre in modo sicuro sulla pelle. La mia militanza in Università e le confidenze dei colleghi mi hanno permesso di avere una ricetta eccezionale per l’olio di iperico, migliore anche di quelle ufficiali: le sommità dell’iperico si raccolgono appena sono completamente fiorite e si lasciano per tre giorni all’ombra a perdere l’umidità in eccesso. In proporzione di 1 a 5, l’iperico si mette a macerare all’ombra per sette giorni in un buon vino bianco corposo. Trascorsi i sette giorni, i fiori ancora impregnati di vino vengono trasferiti in una bottiglia scura con olio di oliva, in proporzione 1 a 10 con l’iperico di partenza (100 g di iperico vengono bagnati con mezzo litro di vino e il tutto viene trasferito in un litro di olio di oliva). La bottiglia va coperta con un panno e viene messa al sole per sette giorni e successivamente tre settimane all’ombra. L’olio rosso intenso, una volta filtrato è pronto e può essere conservato in vetro scuro per tutto l’anno.
L’Augusto botanico sistematico, curioso conoscitore d’erbe medicamentose d’Orcia, non si sarebbe certo immaginato che i suoi “….fiori gialli del pilatro messi a macerare…..” non avrebbero mai finito di stupirci.

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