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lunedì 21 novembre 2011

Montalcino: Turismo in forte crescita ma la capacità di spesa pro-capite diminuisce

Secondo i dati ufficiali della Provincia di Siena, nel periodo gennaio-luglio 2011, le presenze turistiche nel comune del brunello sono aumentate notevolmente rispetto allo stesso periodo del 2010. Numeri che evidenziano luci ed ombre. Negli alberghi aumentano le presenze di italiani e stranieri mentre nelle strutture extra alberghiere dove la parte del leone la fanno gli agriturismi diminuiscono gli italiani
ed aumentano vertiginosamente gli stranieri. Nel complesso hanno pernottato nelle strutture di Montalcino, nei primi sette mesi dell’anno, quasi 50.000 persone con una permanenza media di 2,7 giorni. L’incremento è stato rispetto all’anno precedente del 14% sugli arrivi (almeno un pernottamento)  e dell’11,8% se si conteggiano le notti passate nelle strutture ilcinesi.  Le presenze di stranieri in un anno sono cresciute del 27% passando da 24.900 pernottamenti a 31.600.
Accanto a questi dati c’è da aggiungere un autunno che, grazie anche alla bella stagione, ha visto flussi sopra la media anche se per avere una chiara idea dell’effettiva portata dell’incremento bisognerà attendere l’elaborazione dei dati ufficiali degli ultimi cinque mesi dell’anno.
Guardando questi numeri si potrebbe dire che, esclusa una lieve flessione e solo in alcuni mesi del turismo italiano, sono più che positivi ma se poi si vanno a sentire gli operatori emerge come, dall’altro lato, sia diminuita la capacità di spesa dei singoli viaggiatori e come la torta sia sempre più tagliata in piccole fette. La pressoché costante crescita dell’offerta ricettiva (cioè il numero delle strutture ricettive e dei posti letto presenti in un dato territorio) e quindi il naturale aumento della concorrenza, fa emergere come la situazione per gli operatori sia abbastanza delicata: la torta rimane la stessa ma le fette da fare aumentano e le ciligine da mettere sopra sempre meno.
La situazione internazionale di grande concorrenza, il non ancora sopito clima di paura legato al terrorismo internazionale, una crisi economica di entità epocale, alcuni dei principali mercati della domanda turistica di questi territori in forte sofferenza, la tendenza, più o meno forzata, soprattutto dei turisti italiani, di trascorrere soggiorni più brevi sono sicuramente le principali cause di criticità del settore.
Siena e la provincia  sono ormai anni che stanno lavorando strategicamente per costruire un sistema turistico forte che punti alla qualificazione dell’offerta attraverso la salvaguardia e la valorizzazione della cultura e dell’identità locale. Un sistema che coinvolga tutti gli “attori turistici”, con un lavoro di integrazione fra i vari privati e fra i  privati ed il pubblico, ma questi processi sono lunghi prima di raccoglierne i frutti anche se da essi non ci si può esimere e scellerato non percorrerli.
Se è vero che il turismo è la seconda voce dell’economia toscana e ad esso è fortemente legato il nostro agroalimentare è anche vero, volenti o dolenti, che anche nel settore turistico la competitività  diventa mondiale, il mercato turistico è globalizzato, cooperare è fondamentale e nessuno può più operare da solo. E’ necessario che tutti i soggetti che agiscono nel settore si considerino “compagni di viaggio” senza che ciò significhi omologazione e standardizzazione dell’offerta e soprattutto  che non è sufficiente portare i propri prodotti ed attrattive di punta ad una fiera a New York o Shangai anche se importante.
Da non sottovalutare che, nonostante tutto, il tam tam, il passaparola, il commento lasciato su internet  è una delle principali forme di promozione e una tra quelle ritenute più veritiere; l’amico che  dice questo è un posto perfetto è una forma di garanzia. Inoltre – dicono molti operatori -bisogna convincersi che, oggi, il consumatore turistico è sempre più informato per cui diventa sempre più elevato il livello di aspettative ed esigenze che cerca. Vuole nella propria vacanza, seppur breve, vivere una specie di esperienza di vita e pertanto è fondamentale attuare una politica dell’accoglienza che si basi sulla cultura dell’ospitalità e le strutture che offriranno qualche altra cosa rispetto al pernottamento, quelle che sapranno coinvolgere il turista all’interno della vita rurale (nel caso degli agriturismi), culturale, enogastronomia della propria terra, saranno quelle che avranno meno problemi o meglio maggiori soddisfazioni.
Una ricerca del Censis di un po’ di tempo fa che affermava come i territori italiani d’eccellenza fossero in grado di guidare meglio di altri la reazione alla crisi forse aveva perfettamente inquadrato la situazione. In quello studio emergeva come la Val d’Orcia e i suoi cinque comuni fossero uno dei luoghi d’Italia dove anche nella difficile situazione che attraversava l’economia italiana si poteva sperare di superare meglio le difficoltà, puntando sulla valorizzazione del capitale culturale e paesaggistico in quanto veicolo di immagine e mezzo per creare attività e reddito. Insomma una delle strade maestre per favorire la ripresa. A Montalcino sembra che questo l’abbiano capito…

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