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Cari Sindaci della Valdorcia osate e siate visionari se occorre

di Giorgio Scheggi       
(VAL D'ORCIA - terra d'eccellenza, n°13)
Cari Sindaci della Valdorcia,
fatevi un regalo: tornate a parlare di ciò che è e di ciò che potrebbe essere questa terra che, ognuno per la sua piccola porzione, sarete chiamati ad amministrare.
Concedetevi la soddisfazione di attraversare questo pezzo della vostra vita puntando in alto, osate, siate coraggiosi, visionari se occorre. Siate i custodi e i ciceroni di quest’area espositiva dentro alla quale vivono e lavorano i vostri
concittadini, rammentate a voi stessi e agli ospiti le meraviglie che incontreranno nel paesaggio, nei borghi e nelle chiese, nei palazzi e nelle fortezze, nei casali, nelle vasche termali e lungo il fiume.
Sono stati anni, questi, di confusione e di inedia. Confusione perché la scomparsa della Comunità Montana ha generato un disastroso fenomeno di disarticolazione che ha fiaccato ogni ipotesi del rilancio del Parco della Val d’Orcia, di inedia perché nessun processo virtuoso è stato non dico iniziato, ma neppure ipotizzato. La mancata adesione di Pienza e Montalcino rende monca la neonata Unione dei Comuni che ha fin qui compromesso il dialogo e la programmazione tra i comuni della Val d’Orcia. Avevamo a disposizione un brand Patrimonio dell’Umanità ed abbiamo scelto di non utilizzarlo per passare ad un’Amiata-Valdorcia che più correttamente potremmo definire Amiata più tre. Affrontare e risolvere i problemi dell’Amiata è affare che riguarda tutti, sia ben chiaro. Non è questo il punto. La Storia ci riporta sempre alla nostra montagna e tutti ricordiamo in che misura l’Abbazia di San Salvatore (insieme a quella di S.Antimo) influenzò lo sviluppo della Valdorcia in epoca medievale e poi, via via, nel corso dei secoli, quanta parte ebbe il popolo dell’Amiata negli sconvolgimenti sociali che investirono tutto il sud della provincia senese. Fatto sta che l’Unione dei Comuni esiste ed è, più o meno, operante. Lasciamo che questo organismo lavori al meglio ma ritorniamo urgentemente al tavolo dei cinque comuni del Parco per rilanciarne il Progetto.
Mi auguro veramente, cari Sindaci, che tutto ciò che ha ostacolato il dialogo, venga accantonato in favore di uno spirito nuovo di collaborazione e di unione.
Il superamento delle Provincie dovrebbe peraltro agevolare un percorso di aggregazione vera di un’area omogenea come la nostra: fare squadra diventa quasi un obbligo se si vuole cercare un dialogo con le istituzioni regionali, nazionali ed europee.

Il prossimo anno scolastico potrebbe partire con un progetto promosso dalle amministrazioni comunali in accordo con la Direzione didattica delle scuole elementari e medie uno scambio di classi tra i vari comuni della Val d’Orcia. Intere classi, dopo un’introduzione dell’insegnante, potrebbero visitare i centri storici dei nostri borghi, per vedere, conoscere o approfondire una storia comune.
Partendo magari dallo scenario del 1180, quando lo Stato Senese ebbe da Federico Barbarossa i diritti su San Quirico e si poté affacciare finalmente a quella Val d’Orcia dove veniva sempre più a mancare il controllo delle due Abbazie di  San Salvatore e di San Antimo in favore di agguerritissime famiglie di feudatari quali i Manenti di Sarteano, i Visconti di Campiglia, gli Aldobrandeschi di Santa Fiora, i signori dell’Ardenga (da cui i Tigniosi di Tintinnano), fino alla prepotente irruzione dei Salimbeni che dominarono Radicofani, Castiglion Trinoro, Cast. D’Orcia, Contignano, Castelvecchio. La Valdorcia, prezioso avamposto sul confine dello Stato Pontificio e importante area di transito della Francigena sarà infine sotto il controllo di Siena nel 1418 quando, espugnata Rocca d’Orcia, avrà il pieno controllo della Valle, sebbene con una spina fiorentina nel fianco: Montepulciano.
Un secolo e mezzo dopo, com’è noto – la Siena Ghibellina soccomberà a seguito della rivolta contro le truppe dell’impero, ovvero gli spagnoli di stanza in città; nel 1552 si ruppe un’alleanza storica che portò Siena nelle braccia del Cristianissimo Francesco I re di Francia e, invertendo le alleanze, la guelfa Firenze in quelle dell’imperatore Carlo V.
La madre di tutte le guerre portò alla caduta di Siena 21 aprile 1555 QUINDICI mesi di assedio dove quelli che non morivano “portavano grande invidia a’ morti..
Ma, come dice lo storico, “cadde Siena ma non i Senesi che vollero tentare una ulteriore resistenza nella “Repubblica di Siena ritirata in Montalcino” cui aderirono subito San Quirico, Pienza, Monticchiello, Contignano, Castiglioncello sul Trinoro, Radicofani, Campiglia, Rocca e Castiglione una commovente prova di orgoglio di ostinazione e fedeltà della propria storia.

Ecco, cari Sindaci, avremmo anche il pretesto storico, se solo lo volessimo.
Lo vogliamo?